Italia oggi, tante ricette.. ma soluzioni percorribili?

Italia oggi, tante ricette.. ma soluzioni percorribili?

Il nostro Paese oggi attraversa una ennesima fase di difficoltà, la politica nazionale ed internazionale rischia di marcare negativamente anche gli anni a venire. Cosa fare?

Le ricette? ciascuna formazione politica ne offre una diversa ma nessuna al momento sembra essere una “chiave di volta”.

Anche Democrazia delle Libertà ha la propria linea politica ponendo comunque l’accento sui valori quali fondamento attraverso i quali si possono conseguire soluzioni, perché oggi più che mai occorrono soluzioni, soluzioni a breve e medio termine perché l’Italia non può oggi pensare a soluzioni a lungo termine, non ne ha i mezzi.

Purtroppo il tema dell’economia nazionale la fa da padrona rispetto ad altre problematiche, anche perché si collega al Lavoro, all’imprenditoria, agli investimenti, al sociale ecc… .

Da qualche parte bisogna partire, quindi parliamo di lavoro e di imprenditoria e quindi inevitabilmente di investimenti (non aiuti) di Stato. Oggi la politica ragiona ponendo quale fondamento della discussione quello che non c’è! parlano di ipotetiche nuove assunzioni partendo da quanto perde lo Stato rinunciando al 50% dei contributi dei lavoratori o misure simili. Noi partiamo dal principio che i lavoratori che si immetteranno nel mondo del lavoro “domani” oggi sono disoccupati, non contribuiscono alle finanze dello Stato ma le appesantiscono proprio perché disoccupati. Le aziende lamentano il costo del lavoro, particolari settori sono addirittura allo stremo, poiché il costo del lavoro rispetto ai prezzi di acquisizione del lavoro da parte degli imprenditori, ha margini economici quasi all’osso, pensate ad esempio al settore dei servizi dove il lavoro ha prezzi di acquisizione di mercato che si aggirano attorno ai 12/13 euro ora, mentre il costo di un dipendente che guadagna 6,00 euro l’ora di netto e di circa 10,00 euro un margine per l’imprenditore di circa 2/3 euro l’ora tassato oggi calcolando approssimativamente le varie imposte del 70% quindi su un’ora di lavoro all’imprenditore restano (calcolando 3,00 euro di margine) circa 0,90 centesimi l’ora, dai quali deve togliere le spese vive ed il suo legittimo guadagno, mentre il dipendente, su 10,00 euro di costo lavoro per ogni ora lavorata ne ricava 6,00 che con un contratto tempo pieno di 40 ore settimanali (160 ore mensili) si trova uno stipendio pressapoco di euro 960,00 euro poco superiore dall’oramai famoso reddito di cittadinanza. Una situazione insostenibile che sembra essere senza via di svolta, persino il conteggio INPS rasenta l’incredibile, sui 6,00 euro l’ora del lavoratore ci sono costi INPS che incidono al lavoratore ed al datore di lavoro il 40% poi occorre aggiungere tutto il resto, INAIL ecc.. .

Oggi 100.000 “lavoratori” disoccupati costano o devono costare allo Stato 720,00 euro mese ciascuno, quindi 72.000.000 di euro al mese, mentre lo stato in caso di assunzione futura se applicasse uno sgravio dei contributi perderebbe quello che in ogni caso non ha! risparmia invece i 72.000.000 di euro al mese.

Sembrerebbe logica l’attuazione di una misura straordinaria, che noi chiamiamo virtual financing of State che metta in condizioni lo Stato di:

  1. guadagnare i 72.000.000 di euro al mese perché in caso di assunzione del disoccupato non li spenderebbe.
  2. Attuando in via straordinaria un investimento virtuale su se stesso lo Stato potrebbe concedere due anni detassati per le aziende che assumono nuove risorse a patto che le aziende si impegnino a non licenziare i lavoratori assunti per almeno 5 anni ed a concedere ai lavoratori negli anni di detassazione 100% (sia lavoratori che azienda) un aumento del 25% della paga, quindi per i primi due anni lo Stato risparmia i 72.000.000 di euro al mese e non incassa le tasse dalle ipotetiche nuove assunzioni e i tre anni successivi (5 anni in tutto) lo Stato oltre ai 72.000.000 di euro al mese risparmiati, incassa anche le tasse dovute. Le aziende avrebbero un autofinanziamento stante nella differenza tra quanto avrebbero pagato di tasse sul lavoro e l’aumento del 25% in busta paga del lavoratore. Basti pensare che solo l’INPS incide circa il 9% di ritenuta a carico del lavoratore e circa il 30% al datore di lavoro, pertanto un’autofinanziamento congruo, quindi il costo del lavoro per due anni si abbatte ed il salario del lavoratore aumenta, generando maggiori entrate pro-capite e aumento dei consumi. Le coperture? ci sono già, perché si discute di lavoratori oggi disoccupati e si risparmia facendoli diventare occupati.

Chiaramente questa da noi proposta e solo una delle possibili soluzioni ad una “piccola” fetta di problematiche.

Si ringrazia la Presidente Vallelunga di Rinnovamento per l’Italia per il supporto dato per l’elaborazione di una misura fondata su valori quali dovere di Stato, democrazia e Libertà.

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